Mi arrivò una telefonata da un numero non registrato, e il cuore mi balzò in gola. Era davvero lui, e mi chiese chi ero e cosa volessi. Ero io, gli dissi, ero una persona eccezionale e volevo parlargli urgentemente. Di cosa?, mi chiese. Di come dare un senso a questa sua vita fallita.
Tre giorni prima mi trovavo a questo comizio napoletano. Avevo preparato tutto a dovere, ovviamente, con il mio bigliettino nella tasca e la mano nella tasca che raccoglieva il biglietto nel palmo della mano. Mi presentai lì un'ora e mezza prima, perché volevo assolutamente assicurarmi di essere in prima fila, e ci riuscii. Dopo che ebbe parlato (non credo di averlo neanche ascoltato, ero tutto puntato verso la fine, dovevo sfruttare quell'occasione) scese dal palco e prese tutte quelle mani e anche la mia. Nella mia mano c'era questo foglietto, lui se ne accorse e se lo ficcò in tasca senza dare a vedere. Magari qualcuno se ne accorse, ma che m'importa? Lui cercò di non osservarmi più del dovuto e continuò a stringere mani. Nulla mi era mai riuscito così alla perfezione. "Dobbiamo metterci in contatto. Mi telefoni al..", e non ci avrei mai sperato, davvero, eppure lo fece. Come mai? Forse perché era curioso, della curiosità di un vecchio che non ha nulla da perdere, ma da guadagnare qualche minuto di svago, minimo.
Quando arrivai in quel suo alloggio nella periferia romana consegnai all'istante la mia pistola, perché senza dubbio il presidente non escludeva che potessi essere un pazzo di quel tipo. Mi accolse e io entrai, lui era seduto dietro la sua scrivania, mentre mi osservava curioso. Aveva ottant'anni e tutta la tristezza perversa di un ottantenne al potere. Mi scrutò a lungo e disse che non si ricordava di me, e io gli dissi così dev'essere, perché non ci siamo mai conosciuti, ma ora mi conoscerà bene. Parla, e io parlai e gli parlai a lungo, ed ecco ciò che gli dissi:
lei è vecchio e ha avuto una vita pienamente compiuta. Dal nulla è diventato non solo un uomo ricco, ma un uomo potente, pieno di tutto. Ho detto che avrei voluto dare senso a questa sua vita fallita, ma non è una vita fallita, è una vita vittoriosa. C'è qualcosa che la turba?, dissi all'improvviso, e lui mi disse di proseguire.
C'è qualcosa che abbia ancora desiderio di fare? Quelli come lei ricordano cos'è un desiderio di quand'erano bambini? C'è qualcosa che non ha fatto ma che vorrebbe fare, un sogno che ha trattenuto e che ora dichiara impossibile, uno di quei...quelle cose che lei non conosce ma a cui aspirava, ancora vent'anni fa, ma che poi... è diventata sempre più soffusa. Lei ricorda che c'era qualcosa che voleva ma che non ha ottenuto, e ha soppresso da anni questo desiderio. Da quanto?
Cosa voleva? l'ha dimenticato, e ha preso non il potere che lei desiderava, ma il potere che gli altri desideravano dargli, ed è diventato il presidente del consiglio.
-mi sembrò di essere un po' ridicolo, e magari stavo sbagliando, la mia analisi della sua persona era scorretta, continuai a fatica e sperai che lui non ridesse, perché ero molto timido-
dovete sapere che, come tutti gli esseri umani, al presidente non piaceva essere odiato. Si pensa che a queste persone, ma anche a persone della sua età, con una pila di odii così alta accumulata con tanta perseveranza durante una vita sporca, l'odio sia come un'acqua quasi piacevole, ma almeno per lui non era così e ogni volta che sentiva una offesa rivolta a lui o al suo operato se ne dispiaceva. Ovviamente nel suo lavoro non era spinto da scopi umanitari, ma perché lo odiavano così? Chi avrebbe fatto diversamente al suo posto, io?
. il più terribile timore era comunque quello di essere odiato dopo la sua morte. Poteva infatti sempre recuperare finché gli fosse rimasto un minuto di vita, un po' di forza nella penna e la sostanza adatta nel cervello, ma da morto cosa poteva fare? I morti hanno la reputazione che si meritano, soprattutto se sono stati al potere per mezza vita. E così anche lui aveva paura di essere odiato, ma soprattutto di morire E di essere odiato. Cosa propone questo ragazzo? Cosa voglio?, si chiedeva.
Le propongo di fare qualcosa di grande, e cioè di essere la prima persona a liberare questo paese dallo Stato. Il presidente del consiglio inarcò un sopracciglio in maniera comica. La prima cosa che dovrà fare è prendere tutto il potere possibile nelle sue mani. Questo costerà tante vite, ma lei non pagherà mai. Non c'è alcun altro modo per fare una azione incredibile, che mettere un solo cervello a capo di quest'azione. Si liberi della sinistra, dunque, e vada.
Il secondo atto deve essere quello di stipulare un contratto con gli italiani, ma questo sarà un contratto con se stesso. Deve affermare che, dal momento in cui firma il contratto, lascerà il suo posto da dittatore entro cinque anni. Nessuno ci crederà, ma lo faranno se lei aggiunge che, in caso che ciò non avvenga, lei cede il diritto sul proprio corpo, e cioè afferma che se entro cinque anni non avrà lasciato la sua carica nessuno avrà il diritto di rivendicare l'ipotetico assassinio della sua persona. Come ho detto, queste serve a lei più che agli italiani: se lei vuol fare questa cosa di grande, lei deve frustare la sua ambizione che l'ha portata qui, e deve costringersi a lasciare il potere. Questa brama le è stata utile ed è stata utile a me, ma non le sarà utile per sempre.
Poi gli spiegai come avrebbe dovuto agire. Avrebbe dovuto cancellare uno ad uno ogni organo statale. Questo è un compito impossibile per un parlamento, ma facile per un sol uomo. Da dittatore non avrebbe avuto alcun problema a proclamare lo scioglimento innanzitutto dell'organo di polizia. L'avrebbe annunciato a avrebbe invitato tutti a darsi da fare per trovare altri metodi di protezione, e dopo un anno, mettiamo, la polizia sarebbe stata sciolta. Così avrebbe agito per tutto, dalle scuole alle poste. Infine avrebbe sciolto l'ufficio esattoriale, non prima di aver raggruppato la maggior ricchezza che riteneva adatta a vivere confortevolmente gli ultimi anni da Persona Eccezionale quale sarebbe divenuta (così gli dissi, infatti, e su questo avevo intenzione di far leva). E l'euro?, mi chiese; questo non ci interessa, gli dissi, se la vedranno loro, aggiunsi.
Mi chiese altre cose, ma vidi che il suo cervello lavorava bene. Questa persona, perversa, maliziosa, immorale e testarda come un bambino, non era nient'altro che una persona che aveva sempre usato il cervello per ciò che più gli interessava, e ci era riuscito. Sapeva più cose di quanto dimostrava durante i comizi pubblici e durante i dibattiti televisivi, e comprendeva perfettamente ciò che gli dicevo, e non ascoltava questo discorso per la prima volta. Capii che, dietro la maschera di corruttore del popolo, dietro quell'alone di clown malandato con una frusta nella mano e un capo di biancheria intima nell'altra, si nascondeva un genio egoista; non ne fui poi tanto sorpreso, ma affascinato, sì.
Dopo aver ascoltato tutto questo, mi chiese: tu cosa vuoi? Io gli risposi: io sono pazzo, e non voglio nulla. Sono così affogato nella mia ideologia che non capisco perché faccio ciò: mi ci trovo e agisco, come mi hanno insegnato a fare. Ho smesso di pensare. Potrei risponderle: lo faccio per me, ed è vero, ma lei mi fraintenderebbe. Non lo faccio perché penso che la libertà sia una cosa bellissima, lo faccio perché NON PENSO, e ne sono consapevole e anzi NE SONO FIERO, perché ci voleva proprio un uomo come me, un uomo impregnato di ideologia, intelligente ma incapace di pensare, che potesse tentare questa follia.
Stettimo un po' in silenzio, poi lui si alzò e mi disse: lei mi ha convinto. Diventerò l'uomo più importante di sempre. Non sarò Mussolini o Stalin o Obama. Sarò Dio.
Dettò ciò aprì il cassetto della sua scrivania, prese una pistola, sparò e mi uccise. Non potevo dire che non ci avessi pensato, quindi non me ne dispiacqui poi tanto.
I primi tre anni procedettero in maniera incredibile. Tutto andò così come io gli avevo spiegato, anzi vidi che lui conosceva le cose ancor meglio di me, e attuò il mio piano nella maniera migliore possibile. Abolì la realtà nell'ordine giusto, fece ciò che doveva fare senza mai avere dubbi, procedeva come uno squalo. Aveva una tale influenza che ebbe bisogno di uccidere qualcuno, ma non poi tanto, e nessuno avrebbe potuto paragonarlo ad un dittatore sanguinario. Gettò la mascherà da rattuso a caccia di figa e si mise quella da Uomo di Ferro, l'uomo con un obiettivo che avrebbe salvato l'umanità, e cioè, dal suo punto di vista, che avrebbe salvato esso stesso. L'avrebbero sì odiato, ma sarebbe diventato immortale, e l'odio sarebbe scivolato via come accade per gli immortali e poi sarebbe stato adorato.
Il quarto anno le cose rallentarono, e così proseguì il quinto anno. Passò anche il quinto anno, e tutto era pronto a cadere ma ancora non cadeva. Il Presidente andava in giro e affermava di essere Dio, e c'era quasi riuscito. Il mondo era alle soglie dell'altro mondo, ma il Presidente esitava ad aprirgli il cancello. Otto giorni dopo il quinto anno di Presidenza un Uomo della Folla si ricordò del contratto stipulato con gli italiani, sparò e uccise il Presidente, e nessuno poteva rivendicare la sua morte.
Le porte del cancello si aprirono.
venerdì 19 giugno 2009
non so proprio qual è il titolo giusto.
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mercoledì 10 giugno 2009
sono stati rilasciati da qualche giorno i sottotitoli per la terza e ultima parte di The Genius of Charles Darwin da parte dell'Italian Subs. Scaricabili qui.
Appena visto, ne vale la pena.
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domenica 7 giugno 2009
Shostakovic Prelude And Fugue No.6 in B Minor
lasciate perdere il preludio. La fuga inizia circa a 1.25.
tutto così affogato e ripetitivo, instancabile come una macchina che cerca umanità...
amo questa musica
(no, keith jarrett non riesce bene.)
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venerdì 5 giugno 2009
e se il parlamento è illegale?
(venutami in mente casualmente oggi, è di pannella, l'ha buttato giù così durante una puntata di annozero, ma nessuno gli ha dato retta. Io userei illeggittimo, non illegale. Solo un parlamento idiota può essere illegale. Illeggittimo invece è caratteristica propria dei parlamenti)
comunque sia, buona domanda, eh..
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martedì 2 giugno 2009
cronache di un disastro
Dopo un faticoso viaggio arrivai a Dresda Bombardata. Più che altro ci ritrovammo nella periferia, in un paesino poco toccato dal bombardamento. Dico subito che mi trovai lì per mia spontanea volontà, non costretto da nessun ordine politico (ovviamente ci dovrebbero essere tante precisazioni da fare: in effetti non riesco a capire dov'è la mia libertà quando i margini di scelta sono tanto limitati. Scelgono tutto e ci lasciano la libertà di dormire proni o supini). Dovevo infatti sostenere un veloce addestramento per il PzKw III, abbastanza innovativo da richiedere almeno due giorni di esercitazioni (con il viaggio, io me ne presi tre). Dresda Bombardata (periferia) è stata scelta per ovvie ragioni, e cioè che dovremo esercitarci a sparare in un ambiente cittadino, distruggere case e non ferire nessuno.
Dovevo quindi raggiungere il campo addestramento. La cosa che mi colpì inizialmente (ce ne furono molte che mi colpirono, ma questa...) era la terribile assenza di persone. Non assenza totale: di tanto in tanto vedevo militari in giro nei loro mezzi, ma non li fermai. Impiegai molto tempo a capire dove dovessi dirigermi, ma non li fermai, ma non seppi neanche il perché. Vi dirò ora il motivo: dopo tutto quel viaggio mi andava di camminare e di stare da solo. Questo motivo è falso.
A parte queste apparizioni (e qualche militare appiedato, con cui non scambiai parole ma solo gesti veloci) si faceva notare la mancanza di persone. Ho dimenticato di dire che il luogo prescelto era tutto sommato in condizioni buone. A parte qualche crepa gli edifici erano in piedi. Le ampie strade dividevano una scuola da un ospedale; più in avanti qualche casa, ma silenziosa. Dico ciò per farvi capire che questo paese in cui ci trovavamo (dico ora che era un paese di periferia con un nome proprio, ma non ricordo tale nome, e l'ho saputo per pochi giorni) era sufficientemente intatto da far immaginare movimento, che però era assente. Io mi muovevo in quel luogo cercando il punto di ritrovo; non dico altro su questo, ma è stata la cosa che mi colpì inizialmente.
La tenda in cui ci accampammo era all'interno grigia, con delle catene che pendevano dal soffitto e si attaccavano ai lati. C'erano molti altri soldati, tutti semplici (io ero sottoufficiale) e più giovani di me. Avevano sistemato alcuni indumenti sul soffitto, le valigie sulle brande non occupate.
Mi era divenuta chiara una sensazione: tutto era grigio, compreso me stesso.
Dopo aver passato qualche ora di inutili chiacchiere con i miei compagni di tenda mi resi conto che per me loro erano fantocci, e per loro io tale ero. Quando mi stesi per riposare li sentivo parlottare, e a parte quello c'era il silenzio. Non capii cosa dicessero e non mi interessava.
Io avevo già allora una forte personalità e credo di essere una persona interessante. Mentre in genere gradisco mettermi in mostra appena capita l'occasione, con qualche metodo o qualche altro, questa volta non ne avevo il minimo interesse. Loro mi giudicavano una persona poco interessante e io giudicai loro persone poco interessanti. Io ero interessante, e nulla mi fa escludere che loro non fossero a loro volta interessanti (ma non credo, giacché ho difficilmente incontrato persone interessanti come me). Insomma, eravamo grigi uno per l'altro, fantocci senza coscienza che a stento comprendevano dove si trovavano (non interessandosi di comprendere).
Il vento soffiava nella tenda e creava un effetto particolare che non saprei come descrivere. Uscii fuori e attraversai il campo. Ho dimenticato di dire che il campo era per la maggior parte vuoto: una decina di tende, ma solo la nostra era occupata (eravamo 6 fantocci su 8 brandine per fantocci per tenda). Poi c'era quello del servizio (cuochi e organizzatori generali che ora non sto qui a spiegare il compito) e basta.
Quindi uscii nel campo e attraversai le tende. C'era un cancello e dopo di esso un ampio panorama. Si vedeva un altro paesino e poi Dresda. Sia quest'ultima che il paesino erano completamente rasi al suolo. Sembrava ci fosse stato un terribile terremoto. Non vidi l'ora di finire quei tre giorni ed essere mandato da qualche parte. Poi non ci pensai più.
Il pomeriggio vidi quelli del servizio giocare a palla tra le tende.
La sera arrivò altra gente, interessati all'addestramento come me. La cena era buona. Nel mio tavolo c'era uno di quei soldati nuovi e dopo un po' di stanca conversazione indicò un tavolo in fondo e chiese chi fossero i vecchi seduti lì, e se questo fosse posto per vecchi (ovviamente era sarcastico). Li notai e seppi di averli già visti senza chiedermi nulla. Un altro soldato ci disse che erano sfollati, che non volevano tornare nella loro casa per paura dei bombardamenti e che li avevamo accolti qui.
Aggiunsi che in effetti avevamo a disposizione tantissime tende.
Quelle due persone dovevano avere ottant'anni a testa.
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martedì 26 maggio 2009
così, tanto per variare, tanto per rendervi partecipi dei miei studi, sempre interessanti e pieni di fascino, ma di cui parlo tanto poco, così poco...
Il fenomeno di "sentirsi al di sopra della media" è così umano da far sorridere. Sembra radicata nell'uomo questa sensazione non solo di essere speciale, ma di essere "al di sopra della media". Ciò è una di quelle impossibilità impossibili: se tutti fossimo davvero al di sopra della media... un attimo, non possiamo TUTTI essere al di sopra della media, altrimenti saremo noi la media (uhm).
D'altronde è vero che possiamo essere quasi tutti al di sopra della media, ma questo al prezzo di trovare qualcuno così stupido, così stupido, così stupido... da riequilibrare tutto ...uhm, improbabile.
Perché dunque pensiamo di essere al di sopra della media? Ho 4 ragioni
- gli altri in genere ci fanno i complimenti e si tengono le offese per sé. Questo permette a tutti di ascoltare spesso complimenti sui loro pregi e ignorare offese sui loro difetti. Questo ci fa credere che non abbiamo difetti, visto che "nessuno li nota".
- forse siamo davvero al di sopra della media, ma.. riguardo cosa? Probabilmente ci giudichiamo in base al parametro che ci fa più comodo. Io sono al di sopra della media come persone che scrive minchiate utilizzando il computer di casa mia. Lo sono davvero!
- alcuni si ritengono fortissimi in compiti cui bravura può essere valutata oggettivamente. Chi si ritiene molto al di sopra della media ha un punteggio AL DI SOTTO della media.* Questo può essere spiegato con una sola parola: l'incompetenza. Chi si reputa molto forte probabilmente non si riesce a giudicare bene perché è solo molto ignorante
- questo è interessante: vizio di attribuzione a nostro favore. Quando facciamo qualche cazzata la colpa è della situazione , quando facciamo quache cosa brillante dipende dal nostro genio. Questo ci permette di prenderci i meriti e tralasciare i difetti. Furbo...
A parte il punto 1, gli altri sono tutti più o meno verificati sperimentalmente. Non riporterò qui nessuna di queste verifiche, ora.
Le informazioni sono tratte dalla mia testa, che le ha lette in una gaia giornata di Aprile sul Peter Gray - Psicologia.
*in maniera simpatica, chi si ritiene leggermente al di sotto della media ha un punteggio superiore
n.benissimo: questo è in realtà un fenomeno culturale. I cinesi si ritengono mediamente nella media, giustamente.
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sabato 23 maggio 2009
"Sono andato contro una delle vostre leggi"
"le leggi sono fatte per essere infrante", questa frase così abusata... forse l'interpretazione comune è scorretta, o almeno non univoca. In genere viene pensata in bocca ad un giovane ribelle, che vuole ottenere qualcosa di illegale. Proviamo ad immaginarla pronunciata invece da un politico, per un motivo...[leggere il testo]. Ora ha decisamente una luce diversa, più scura.
------------
"Ma, dopo tutto, sono andato contro una delle vostre leggi."
"Be', per che cosa pensa che siano state create? [...] Pensa davvero che abbiamo creato quelle leggi perché venissero rispettate?" disse. "Noi vogliamo che vengano infrante. Si metta in testa che lei non si trova di contro a un gruppo di ragazzini... e allora capirà che questi non sono i tempi dei bei gesti. Noi miravamo al potere. Voi eravate degli attaccabrighe, ma sapevamo come domarvi, perciò avreste fatto meglio a stare attenti. Non c'è modo di governare degli uomini innocenti. L'unica forza di cui dispone un governo è di dare stangate ai criminali. Ebbene, quando non ci sono abbastanza criminali, se ne creano. Si dichiarano crimini tante cose che diventa impossibili per un uomo vivere senza infrangere una legge. Chi vuole una nazione di cittadini ossequienti? A che servirebbero? Ma basta approvare una serie di leggi che non possono né essere rispettate né interpretate oggettivamente... e si crea una nazione di gente che infrange le leggi... per poterla prendere in trappola. Questo è il sistema, signor Readen, questo è il gioco, e una volta che l'avrà imparato, sarà molto più facile trattare con lei".
(La rivolta di Atlante - L'uomo che apparteneva alla terra - A. Rand)
giovedì 14 maggio 2009
(scandite bene le parole...)
"
L'io è opaco,
mi resiste, mi fa difficoltà.
E' un estraneo.
"
(...come Aldo Masullo)
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domenica 10 maggio 2009
¿Votare o non votare?
Un mio amico afferma con convinzione: "è sciocco non votare, perché non votando si fa in modo che gli altri decidano anche per te".
Un anarchico potrebbe dire: "non dovremmo votare, perché votando contribuiamo al meccanismo che odiamo".
Sono entrambe affermazioni abbastanza sensate, ma non necessariamente corrette. La prima la si sente tanto frequentemente che necessita una distruzione senza pietà. La seconda deve essere trattata con più delicatezza.
IL DIRITTO AD ASTENERSI
>Dopo una dura battaglia gli Inglesi vengono catturati e portati nel campo Tedesco. Questi ultimi stanno decidendo in che modo uccidere i nemici e dopo un po' emergono due alternative, ad esempio "impiccarli" o "sparare a loro". I Tedeschi, da brave persone quali sono, decidono di metterla ai voti. Ovviamente le alternative sono solo tra "impiccarli" o "sparare a loro", e la scelta avverà per maggioranza.
Ebbene, è così assurdo che un Tedesco, dopo profonde meditazioni, decida di non votare? Io lo trovo comprensibile e molto umano. L'astenuto è consapevole che il suo non voto non cambierà nulla, eppure sente che per lui vale di più non votare che prendere parte ad una scelta comunque sbagliata. Questo perché non votando si sentirà, per un motivo forse (e solo forse) irrazionale, una persona migliore.
[diverso sarebbe stato se tra le scelte dei Tedeschi ci fosse stato "Nessuna uccisione"; tra l'altro neanche nelle liste di voto c'è la scelta "Nessun governo"]
[un altro motivo per l'astensione è che "non mi cambia nulla". In questo caso non ci sarebbe alcuna differenza tra il votare o l'astenersi, a parte lo sforzo stesso del votare [alzare una mano o recarsi al seggio] che potrebbe far propendere per l'astensione]
IL DIRITTO AL VOTO
Alcuni pensano che lo stato sia una "forma di coercizione leggittimata". Anche io lo penso. Proprio per questo, alcuni che pensano che lo stato sia una "forma di coercizione leggittimata" pensano di conseguenza che non ci si dovrebbe "sporcar le mani" e votare uno o quell'altro bandito. Neanche ciò è corretto, anche se non è nemmeno del tutto sbagliato.
>Dopo una dura battaglia gli Inglesi vengono catturati e portati nel campo Tedesco. Questi ultimi stanno decidendo in che modo uccidere i nemici e dopo un po' di discussione rimangono due alternative, e cioè "ucciderli in fretta" o "torturarli facendoli soffrire". I Tedeschi, da brave persone quali sono, decidono di metterla ai voti. Ovviamente le alternative sono solo tra "ucciderli in fretta" o "torturarli facendoli soffrire", e la scelta avverà per maggioranza.
Ebbene, è così assurdo che un Tedesco, che ripugna ciò che i suoi compari stanno facendo, decida comunque di votare e di votare la scelta per lui meno malvagia? Non mi sembra così assurdo.
E' vero che il soldato Tedesco che vota "contribuirà" alla morte degli Inglesi? No, perché se il Tedesco non voterà, gli Inglesi verrano comunque uccisi; se vota, gli Inglesi non verranno uccisi "di più". L'unica cosa che fa è spostare la scelta da una conseguenza che ritiene ingiusta ad una che ritiene ingiusta e malvagia, contribuendo a questa scelta, ma non a quella "morte/vita".
E' vero, [per alcuni] tutti i partiti presenti sulle liste di voto sono intrinsecamente dannosi. Lo scopo del voto diventa dunque quello di limitare i danni.
(se vogliamo, limitare l'errore. Non sembra possibile evitarlo)
----
[più che diritti a fare questo o quello, sono "argomentazioni che giustificano" l'azione di "voto" o "astensione". Non so cos'è un "diritto"]
[si potrebbe obiettare che questi esempi propongano solo un voto nel quale la scelta non ricada su tutta la società ma su un individuo esterno al gruppo. Non è un problema. Possiamo pensare che i Tedeschi stiano votando qualcosa del tipo "che tipo di pena infliggere ai nemici o ai disertori?" In effetti in questo modo è come se votassero (o si astenessero) per qualcosa che potrebbe riguardare anche loro direttamente e non solo il povero Inglese. Il resto delle argomentazioni rimane immodificato]
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venerdì 8 maggio 2009
repubblica mi fa sentire un ragazzino
ovvero una cosa veloce e magari snob
http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio/premier-e-annozero/premier-e-annozero.html
quando dice: "Comunque. Va in onda il processo a Silvio."
Comunque punto. Va in on...
mi sembra di star leggendo una quindicenne.
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mercoledì 6 maggio 2009
ho avuto il pensiero di avere una visione
L'uomo entrò nella cella, ovviamente buia e opprimente. Il poveretto giaceva su una specie di materasso (un giorno fu bianco), catene ai polsi attaccate ai muri, diverse ferite un po' ovunque, barba incolta e nudo come un vermaccio.
Il torturatore gli si avvicino e lo punzecchiò con un ferrò appuntito. Il torturato si dimenò il più possibile, fino a ritrovarsi in una posizione assurda, un po' come quella che assumono quelli che si buttano da un palazzo, quando li ricalcano con il gesso. Era una posizione molto buffa.
In quel momento l'uomo con il ferro notò quella strana contorsione, si fermò e rise leggermente.
Il torturato prese coscienza che si trovava in una posizione ben strana, se la raffigurò, e rise anche lui. Come due coglioni, torturatore e torturato, si fecero una bella risata.
[da quel giorno in poi divennero grandi amici, finché il giorno dopo il torturatore non lo uccise]
fine.
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martedì 28 aprile 2009
lunedì 27 aprile 2009
mio cuggino mio cuggino
Ehi, mio cugino ha aperto un blog, leggetelo!
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venerdì 24 aprile 2009
un film e un ricordo
C'era quel periodo in cui ho guardato molti film, non proprio appena usciti e non proprio campioni di incassi al botteghino.
Tra questi c'era un simpatico "L'accordatore" della regista russa Muratova, una commedia cui ho dedicato il mio tempo semplicemente perché cercavo brani di Silvetrov e questo film ne conteneva alcuni (chi è Silvestrov? Sentite qui che bellezza).
Comunque ve ne sto parlando perché una scena era particolarmente bella, ma su youtube non trovo neanche uno stralcio, figurati una scena di 20 secondi. Quindi ve la descrivo, e voi dovete immaginarla.
Questi due tipi, una giovane donna e il suo fidanzato (il quale sta mangiando distrattamente una mela) stanno parlando di alcune cose che non ricordo. La donna dice (sto citando a memoria, potrebbe essere abbastanza diverso): "a volte ci si vorrebbe fermare come una statua, e rimanere così per tutta la vita". A quel punto si bloccano, lei immobile appoggiata sulla sua spalla, lui con il boccone rimasto così, a metà.
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giovedì 23 aprile 2009
Due telefilm che seguo
Lo sapevate? Seguo alcune serie tv americane. Attualmente, a parte Arrested Development che purtroppo è stata cancellata perché l'umanità merita di crepare male*, seguo con passione 30 rock e Breaking Bad.
Vi dirò perché fate male a non guardare queste cose.
30 rock: questa serie è bellissima. Riesce a svolgersi in maniera mai banale, le battute non sono imbarazzanti (il che è una impresa), gli attori sono simpaticissimi.
breaking bad: in realtà ho aperto questo post per parlare di breaking bad. Questo telefilm...
sapete cosa? Guardateli e basta. Non sono bravo a descrivere le cose. Di breaking bad la prima puntata andrà benone. Potete scaricarla qui e prendere i subs qui. Di 30 rock vi dico che le prime 2 puntate sono così così, dalle 3a in poi diventa fantastico. In genere potete scaricare 30 rock qui e i sottotitoli sempre qui.
Vi assicuro che ne vale la pena.
questo tipo è Bryan Cranston, l'attore che interpreta W. White in Breaking Bad. Lo ricorderete per aver interpretato il padre di Malcolm in Malcolm. Bravissimo, comunque.*tutti voi che non guardavate A. D. siete colpevoli. Non fate finta di niente.
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lunedì 20 aprile 2009
Dimostrazione rigorosissima del fatto che Dio minacci i cristiani. DENUNZIAMOLO!
Berlicche, nel post citato nel mio post precedente, e che mi scoccio di riportare qui, mi dice (dopo che io avevo notato come il cristiano agisse sotto minaccia di fuoco eterno)
"Il cristiano non è mosso da una divinità superiore, nè da essa minacciato o guidato. Il cristiano ama Cristo, e cerca di essere degno del suo amore, tutto qui."
Poi fa l'esempio della ragazza: "Tu sei "mosso" dalla tua ragazza, o da essa minacciato o guidato per farti comportare in una certa maniera? No? Se arrivi in orario agli appuntamenti, e cerchi di essere gentile con lei, è perchè le vuoi bene. Il cristianesimo funziona nella stessa maniera."
alché io ho risposto: "Tu dici che amare Dio è come amare una ragazza, quindi se ci si dedica a lei lo si fa per puro amore, e ogni vincolo è sempre un vincolo d'amore. Ma il paragone con la ragazza è ERRATO! E' vero, quando sto con una ragazza è perché la amo. Ma questo perché stare con una ragazza, in genere, è una SCELTA. Immagina esistesse una ragazza che dicesse "se non stai con me brucerai all'inferno per l'eternità". Che dolce!
Una ragazza da amare! Volontariamente! Che scelta c'è in questo caso?
Per prendere in prestito le parole di ago: "non importa quanto si incensino le parole, o le si imbelletti", una minaccia è una minaccia. "
Ma a quanto pare la mia spiegazione non basta. Berlicche dice che l'amore di Dio è un po' come quello della madre che ti dice "non correre con le forbici in mano, che ti fai male". Non minaccia, ma constatazione.
Quindi, eccoci qui: dimostriamo nella maniera più logica che mi è possibile che Dio minaccia i cristiani. Avrei potuto farlo lì, ma perché scrivere un mirabolante pensiero tra i commenti in un blog mentre posso ficcarlo qui, dove nessun cristiano mette piede (credo)?
Innanzitutto ci vuole, ovviamente, una definizione di minaccia. Da questo sito (no, non ho voglia di alzarmi e cercare nel dizionario fisico, tanto cosa cambia?) scopro che la minaccia è una "parola o gesto di cui uno si serve per incutere timore del male, che gli si prepara per punizione o per vendetta".
Si può affermare che Dio minacci il cristiano, dunque, quando lo informa gentilmente che se non seguirà i suoi precetti andrà all'inferno per l'eternità?
Un punto abbastanza importante è notare la differenza tra due tipi di frasi che "incutono il timore del male". E' evidente che "non correre con le forbici in mano che ti cavi un occhio" incute timore del male, ma la mamma non si prepara di certo essa stessa a punire il figlio. Se la mamma dicesse "non correre con le forbici in mano, altrimenti ti manderò all'inferno per l'eternità", quella sarebbe una minaccia. Tutto questo l'aveva già detto il dizionario etimologico. Con più precisione ci tengo ad affermare che
una frase x è una minaccia nella quantità in cui il referente di x è responsabile dell'evento negativo conseguente all'azione indicata in x.
(questa frase non è affatto diversa nella sostanza dalla definizione di cui sopra. Ci permette solo di mettere in evidenza il punto che per me è il punto chiave)
Se la mamma dice "non fumare che muori", questa non è una minaccia, giacché la madre non è responsabile dell'evento "morte". Se un mio amico mi dice "balla e canta l'inno ungherese, senò ti picchio" ebbene quella è una minaccia. L'unica variabile a mutare è, a mio avviso, la responsabilità dell'evento negativo conseguente all'azione indicata nella minaccia.
Quindi devo rispondere solo a questa domanda: in che misura il referente di "se non rispetti i miei precetti vai all'inferno" è responsabile di "andare all'inferno"?
E' vero, i cristiani potrebbero dire che siamo noi che scegliamo di andare all'inferno, giacché Dio ci ha dato il libero arbitrio (haha) e noi SCEGLIAMO di essere cattivi. Quindi siamo noi i responsabili. Quindi non è una minaccia.
Ma qui non stiamo parlando di una qualsiasi persona, bensì di Dio, che ha come qualità quella dell'onnipotenza. Dio può tutto. Può evitare quindi anche che io vada all'inferno, senza dubbio con 0 (zero) sforzo.
Chi può comandare qualcosa con zero sforzo è responsabile di quella cosa (sebbene una condizione di zero sforzo è impossibile per noi mortali). Se io potessi ottenere la pace del mondo con un battito di ciglia, e non volessi farlo, ne sarei responsabile (neanche come Dio: il mio sforzo di battere le ciglia non è zero, infatti, mentre lo sforzo di Dio per evitarci l'inferno è zero, giacché esso ha una potenza infinita).
Quindi Dio è responsabile dell'evento negativo di cui mi informa, "andare all'inferno".
Quindi Dio minaccia i cristiani.
cvd
(mah, sì, prendetelo per quello che è)
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Vaaal
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domenica 19 aprile 2009
Ho commentato in questo modo uno stupido post di berlicche
"Non ho mai negato che esista una moralità naturale, ma verrebbe da chiedersi perché dovrei essere altruista se a me non viene nulla in tasca. "
E allora ti chiedo: perché lo fai? Perché te lo dice Dio?
Non è così. Non è vero che gli animali fanno le loro azioni altruistiche senza pensare (anche se dovremmo perdere ore a capire cosa si intende per pensare). Un esempio su tutti: una scimmia, prendendo una banana, provoca una scossa elettrica in una scimmia lì vicino rinchiusa in una gabbia. Anche se affamata, la scimmia NON prende la banana, quando nota la SOFFERENZA che infligge alla sua amica.
Questo dimostra che ESISTE un senso morale negli animali e che questo senso morale è frutto di PENSIERO.
Tu ti chiedi: cosa me ne torna in tasca?
E quindi: perché gli animali (homo sapiens compreso) fanno azioni altruistiche? Perché questo è stato favorito dalla selezione naturale. Parlare di questo sarebbe troppo lungo. In breve è di certo più "favorito" un gruppo che si aiuta a vicenda che un gruppo che si ammazza a vicenda.
"Prova a fare una bella statistica, e domandati, che so, Hitler, Stalin, Robespierre e Mao in chi credevano. O, più prosaicamente, gli assassini della porta accanto."
Ok, fai una statistica. Non vedo alcuna statistica. Inoltre dovresti prima avere prove che l'ateismo sia una componente fondamentale della violenza. E' vero, qualche ateo può essere cattivo. Anche qualche cristiano può esserlo. Quello che bisogna dimostrare è che l'ateismo CAUSA violenza. Questo è assurdo. Se puoi dimostrarmelo ti invito a farlo.
Ma non puoi farlo.
Invece io posso dimostrarti che una religione possa, almeno in via ipotetica, fornire un ottimo incentivo alla violenza:
immagina una religione che recita così: "se non uccidi le persone con i capelli rossi andrai all'inferno per tutta l'eternità. L'inferno è il posto peggiore che tu possa immaginare".
Non puoi immaginare l'esistenza di una tale religione? Eppure molte religioni non accettano alcuni gruppi sociali, in maniera più o meno arbitraria, e, credo, ne comandano l'uccisione o lo sterminio. E quindi: quel "comandamento" non sarebbe un incentivo abbastanza forte a trasgredire una legge naturale? A mio parere sì, giacché l'inferno per l'eternità è la cosa più orribile che c'è in assoluto, e l'uomo può sacrificare il suo più radicato istinto morale per evitarlo.
Non riesco a trovare alcun modo per cui un ateo possa avere un incentivo almeno pari a quello dell'inferno per l'eternità. Non c'è.
Quindi il religioso è potenzialmente più portato a trasgredire la moralità naturale.
"Se un cristiano uccide non lo fa perchè è cristiano, ma nonostante lo sia. L'ateo, chi lo ferma?"
Nessuno. Il cristiano, chi lo ferma? Nessuno. La differenza è che il cristiano si sente mosso da una divinità superiore, e agisce sotto sua minaccia (sotto sua guida, se volete). Anche l'ateo si sente mosso da una forza superiore, che è la forza della moralità naturale, che, sulle linee generali, E' UGUALE IN TUTTE LE SOCIETA', ANCHE IN PRESENZA DI RELIGIONI DIVERSISSIME.
Se il cristiano si sente "guidato" da Dio, perché l'ateo non dovrebbe essere "guidato" dal suo istinto all'altruismo naturale? (che non è di certo "Divorare vivo l'altro", ma questa è ignoranza pura).
Solo perché l'ateo non ha la VOSTRA IDENTICA guida, la SUA guida non esiste? Questo è assurdo. E' anche tremendamente sbagliato, lo trovo cattivo e ingiusto! Volete avere il monopolio della moralità? Fottetevi!
Andiamo avanti:
Pensiamo di aver per forza bisogno di una forza superiore. Ci sentiamo protetti dal sapere che, se agiamo bene, è perché ciò che facciamo è un bene ASSOLUTO. Un conforto accettabile, ma sinceramente trabballante.
Infine, questo
"l'esistenza di un senso morale innato in ciascun essere umano (tutti ci arrabbiamo se un amico viene meno alla parola data...perché? Dove sta scritto che dovrebbe mantenerla?)"
E' proprio il classico caso in cui si può applicare la teoria evoluzionistica con grande successo. Infatti in tutte le specie di primati (E OLTRE), da quanto mi risulta, esiste un sistema di PUNIZIONE DEGLI IMBROGLIONI, ed è anche abbastanza studiato. Se non riuscite ad immaginare PERCHE' questo sistema debba essersi evoluto, la colpa è della vostra scarsa immaginazione, non della teoria evolutiva.
Magari non puniamo sempre l'imbroglione, ma SEMPRE proviamo un senso di rabbia verso chi imbroglia. SEMPRE, e non solo noi h. sapiens.
Insomma, ho finito.
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in realtà non avevo finito, infatti ho aggiunto:
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Vaaal
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domenica 12 aprile 2009
venerdì 27 marzo 2009
pianificazione centrale

Avete presente il mio precedente post? Ho trovato alcune correlazioni con questo brano di M. Friedman, in "Liberi di scegliere" ed. Tea p.29; comunque è interessante da leggere.
"Generalmente si ritiene che la
Prendiamo, per esempio, la lingua. Essa ha una struttura complessa in continua evoluzione. Ha un ordine ben definito, che però non è stato pianificato da nessun organismo centrale. Nessuno ha deciso le parole da introdurre nella lingua, le regole grammaticali, oppure quali parole dovevano essere aggettivi e quali sostantivi. L'Accademia di Francia si propone di controllare i mutamenti nella lingua francese, ma si tratta di un fenomeno relativamente recente. L'Accademia di Francia fu istituita molto tempo dopo che il francese era già una lingua altamente strutturata e la sua funziona consiste principalmente nel ratificare cambiamenti sui quali non ha nessun controllo. Quanto alle altre lingue, sono poche quelle che hanno un organismo del genere.
Come si sviluppa una lingua? In gran parte nello stesso modo in cui un sistema economico si sviluppa attraverso il mercato: attraverso la volontaria cooperazione tra individui, che in questo caso cercanodi scambiare idee o informazioni o chiacchiere invece di merci e servizi.
A una parola viene attribuito questo o quel significato e, quando se ne presenta l'esigenza, si aggiungono nuove parole. Si sviluppano usi grammaticali che solo più tardi vengono codificati in regole. Due parti che desiderano comunicare tra di lor,o traggono entrambe vantaggio dal fatto di essere giunte a un accordo sulle parole da usare. Mano a mano che una cerchia sempre più grande di uomini trova vantaggioso comunicare gli uni con gli altri, si diffonde un uso comune che vene codificato nei dizionari. Non vi è mai coercizione, né l'intervento di un pianificatore centrale* con il potere di impartire ordini, benché negli anni più recenti il sistema della scuola pubblica abbia giocato un ruolo importante nella standardizzazione dell'uso."
*nel mio dialogo era appunto prevista la pianificazione centrale del linguaggio. Molte cose, chiaramente funzionali in una organizzazione libera, sembrano assurde a chi è abituato a vederle pianificate dall'alto. In un regime dove i matrimoni vengono scelti da organi appositi potrebbe sembrare assurdo l'idea di scegliere liberamente il proprio partner (immaginate le possibili obiezioni: "poi la società va in frantumi" "le persone non possono scegliere da sole con chi andare,
allo stesso modo molte cose che a noi sembrano funzionalmente impossibili se svincolate da una pianificazione centralizzata potrebbero essere gestite con altrettanta facilità (e più efficacemente) da un società libera.
Pubblicato da
Vaaal
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Ultima cosa: STUDIATE DI PIU'!!!
Ok, questa è una affermazione saccente e snob, ma siete insopportabili. Studiate l'evoluzione, studiate il comportamento degli animali, studiate l'altruismo in natura, studiate l'altruismo nell'h. sapiens.
Di Dio tutti possono parlare, perché tanto non scenderà dal cielo a correggervi. Ma l'evoluzione è una teoria definita, e non potete pensare di prenderla in mano con tanta leggerezza come prendete in mano i pensieri mistici. Se volete farlo, per quanto mi riguarda, siete dei cazzari.
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La cosa che più mi fa incazzare è che quel post ha, per ora, una quarantina di commenti, e il mio blog ne avrà sì e no 40 in totale (ah-ha-ha).
Vado a vedere un po' di Mosconi.